Dieci milioni di euro di fatturato illegale e ben 41 clan coinvolti. Legalmente nel 2011 il gioco d’azzardo ha prodotto circa 76,1 miliardi di euro, 1 miliardo e 106 mila dei quali provengono solo dall’Emilia Romagna, ma secondo “Azzardopoli”, il rapporto pubblicato da Libera, lo Stato non è l’unico ad arricchirsi grazie al “passatempo” preferito dagli italiani. Nel 2011 infatti le mafie si sono infiltrate nel settore al punto da divenire l’undicesimo concessionario occulto del Monopolio di Stato, attaccando tutto il paese indistintamente “da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale”.
I nomi sono sempre quelli, i Casalesi, i Bidognetti, i Mallardo, i Santapaola, gli Schiavone. Quelli e molti altri, che agiscono sottobanco adattandosi ai picchi di un settore che non conosce crisi e che conta ormai 800.000 persone dipendenti, cioè giocatori compulsivi, 2 milioni di italiani a rischio e uno Stato che, secondo Don Luigi Ciotti “dovrebbe proteggere i cittadini con una legislazione” che al momento manca.
Perché anche la mafia si rinnova. “Il gioco d’azzardo” spiega Daniele Borghi di Libera Emilia Romagna “è ormai una modalità molto diffusa per riciclare il denaro sporco e in parte ha sostituito le vie più tradizionali, l’usura e il pizzo. Oggi si ricorre alle macchinette installate nei negozi, soprattutto nelle tabaccherie. La gente ci gioca e generalmente perde, ma gli incassi non vanno allo Stato come dovrebbero, bensì alla criminalità organizzata che le controlla”. E la liquidità prodotta tramite questo sistema aumenta esponenzialmente di anno in anno.
E i metodi per “entrare a far parte del gioco”, come denuncia il report, sono molti, a partire dalla infiltrazioni nelle società di gestione delle Sale Bingo, dei punti scommesse o costringendo i negozianti a noleggiare macchinette contraffatte. E poi il calcio scommesse, che da solo vale circa 2,5 miliardi di euro, le bische clandestine, l’ippica, il racket delle slot machines. “E non ultimo quello dell'acquisto, da parte dei clan, dei biglietti vincenti di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci. I clan sono pronto infatti a comprare da normali giocatori i biglietti vincenti, pagando un sovrapprezzo che va dal 5% al 10%: hai vinto mille euro, la mala compra quello stesso tagliando a mille e cinquanta euro”. Una sistema “lavatrice” molto diffuso, che ripulisce velocemente il denaro proveniente da altri affari illeciti.
Un titanico giro di soldi che ha allertato, solo quest’anno, ben dieci Procure in tutta la penisola, tra cui Bologna, con indagini e operazioni delle forze di polizia effettuate in 22 città, arresti e sequestri direttamente riferibili alla mafia. Complessivamente nel 2010 sono state 6.295 le violazioni riscontrate della Guardia di Finanza: oltre 8.000 le persone denunciate, 3.746 i videogiochi irregolari sequestrati, alla media di 312 al mese. E 1.918 i punti di raccolta di scommesse non autorizzate o clandestine scoperti (più 165% rispetto al 2009). Dati che preannunciano un 2012 in salita e una lotta tra guardie e ladri che si fa sempre più accesa, in palio un bottino che vale circa il 4% del Pil nazionale.
L’Italia è infatti il terzo tra i paesi in cui si gioca di più al mondo, prima in Europa, e analizzando i dati riferiti ai mesi di ottobre e novembre 2011, il primato per il fatturato legale prodotto dall’azzardo spetta alla Lombardia, con 2miliardi e 586 mila euro, seguita dalla Campania con un miliardo e 795 mila euro.
In Emilia Romagna, quinta nella classifica delle regioni dove si gioca di più, la situazione è già catalogabile come emergenza e i dati parlano chiaro, le mafie ci sono e sono potenti. E se il clan dei Bidognetti, secondo il rapporto di Libera, è il più attivo nell’azzardo locale, non mancano certo altre ‘famiglie’, produttive in maniera più o meno sensibile, ma presenti. In provincia di Modena, ad esempio, il clan Schiavone, corrompendo due agenti di custodia, gestiva dal carcere due bische clandestine che fruttavano ai Casalesi circa 200.000 euro mensili e, sempre secondo l’associazione che da anni si dedica alla lotta antimafia, la riviera romagnola è ormai assediata.
Ma il bilancio è reso ancor più preoccupante dalle statistiche relative al numero di giocatori coinvolti, per una spesa procapite che oscilla da 600 a 1260 euro al mese.
“E’ facile illudere la gente che grazie a una monetina da 1 euro si possono raggiungere vincite miracolose” ha aggiunto Borghi “e il successo di questo settore è visibile un po’ in tutte le tipologie di gioco, comprese le scommesse, complice la crisi che genera disperazione e porta a fomentare le false speranze”.
“E’ necessaria una legislazione precisa che agisca da scudo in un periodo di difficoltà come quello che sta vivendo l’Italia” ha concluso Borghi, riprendendo le affermazioni sostenute da Libera Roma. “In assenza di norme che proteggano i cittadini contro un abuso, tutti sono potenzialmente a rischio non solo di fare il gioco della criminalità organizzata, ma di diventare giocatori patologici che, col tempo, potrebbero perdere la casa, il lavoro, la famiglia”.




















