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Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere.
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Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, così come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è".
(Italo Calvino – “La coscienza a posto”)
"Un'iniziativa per dire alto e forte al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi- racconta Sandra Zampa- che la maggioranza degli italiani non la pensa come lui e non si sente piu' rappresentata" (Ansa).
Letto da Maurizio Cevenini, Consigliere Regionale del Pd ed ex Candidato alle Primarie, il testo del grandissimo autore italiano ha offerto un punto di vista alto e vivido su una società imperfetta, attuale, moderna, su una società che molti, a partire dal principale partito di opposizione italiana, lottano per migliorare.
Seduti attorno a un tavolo, cittadine e cittadini bolognesi hanno ascoltato e commentato tante testimonianze, alcune più ‘erudite’, altre drammaticamente storiche, altre ancora più attuali, racconti di guerra, di resistenza partigiana, di anni che oggi non ci sono più ma che con il loro segno indelebile hanno marchiato le vite di tutti. Tre ore di letture brevi, da Dacia Maraini a Seneca, dall’ex operaio pensionato a Pericle. Una sorta di maratona non stop, quindi, di esempi e di testimonianze.
Testimonianze scelte e raccontate a richiamare “il tema della democrazia, della legalità, dell’etica e dei valori costituzionali”. Tre minuti, è il tempo assegnato a ciascun contributo dalle organizzatrici, tre minuti per esprimere il proprio punto di vista su un’Italia che oggi sta subendo i pesanti danni del malgoverno, tre minuti per dire basta, le cose devono cambiare.
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